Pisa, il lungo viaggio per la serie A!

Una promozione strameritata. E probabilmente il bello deve ancora venire. Viste le ambizioni della società e del patron Alexander Knaster.

Dopo 12.397 giorni siamo tornati in paradiso.

Ci sono momenti dove le emozioni diventano cronaca e superano gli eventi. Li travolgono. Andare in serie A dopo 34 anni per il Pisa e per i tifosi nerazzurri è un traguardo davvero enorme. Meritato, difficile da spiegare per chi lo attende da una vita.  Uno dei motivi principali di questa promozione è il senso di appartenenza che ha saputo trasmettere Inzaghi a questa squadra ma che questa società è riuscita ad inserire nel Dna.

Una rosa fatta quasi interamente di giocatori di proprietà che qui vivono bene. Un sogno che qualche anno fa sembrava impossibile, forse più della promozione stessa. A volte puoi indovinare la stagione. Ma se fai le cose giuste negli anni poi riesci a raccogliere i frutti.

Noi che abbiamo sognato per anni quelle che una volta si chiamavano bandiere le abbiamo finalmente viste in campo. Non solo i vari Marin, Caracciolo, Touré e compagnia cantante di questa meravigliosa stagione. Gente come Gaetano Masucci, che ha smesso proprio un anno fa con il calcio giocato, ha lasciato il segno anche per la mentalità che ha fatto la differenza in questo campionato.

E’ una promozione che emoziona ma che è figlia di un lavoro fatto bene da tutti. Tutti hanno fatto la loro parte. Compreso i tifosi che ieri si sono presi tanti complimenti dai colleghi di bari in sala stampa. Per la bellezza del tifo e per la passione che ci mettono da sempre. Un patrimonio per tutti quanti.

Adesso che il lungo viaggio che è partito da un anonimo Roma-Pisa del 26 maggio 1991 ed è finito ieri a Bari, sempre sconfitte per 1-0 ma decisamente diverse, deve continuare. E le parole del patron Alexander Knaster fanno sognare. ” E’ solo il primo passo”. Adesso va preparato un campionato di A all’altezza della situazione. Le premesse ci sono.

Fondamentale sarà il ruolo di Filippo Inzaghi. Che ha ancora un anno di contratto e dopo aver giustamente tirato il fiato si incontrerà con la dirigenza per parlare del futuro. Intanto se la società ha tracciato un solco netto con il passato attraverso la serietà e la programmazione, l’allenatore ha tracciato una linea chiara a livello di gioco.

Ha cambiato completamente il registro della squadra. Non era facile dopo aver dovuto imparare il gioco di Aquilani, che partiva da principi diversi come la costruzione dal basso e il palleggio, passare a una mentalità che ha fatto di aggressività, pressing e gioco in verticale un marchio di fabbrica fantastico. Sul modello del Bayer Leverkusen di Xavi Alonso. Senza contare il salto in avanti fatto sulle palle inattive. Da croce a delizia. Grazie alla qualità e alla forza fisica dei giocatori ma anche al lavoro dello staff. In primis di Miguel Veloso. Non a caso Inzaghi ieri ha tenuto a ringraziare prima di tutto i suoi collaboratori.

I numeri non mentono: 72 punti, 2 di media a partita, e secondo posto in cassaforte con due giornate d’anticipo. Dieci vittorie in trasferta, solo una in meno del 2007-2008 con Gian Piero Ventura, dodici in casa. L’Arena, fino a poco tempo fa metà di banchetti per tante squadre, che torna ad essere fortino quasi inespugnabile. E che è crollato dopo quasi un anno di imbattibilità contro il Cittadella e poi con il Modena.

Secondo attacco del campionato, 59 gol fatti, seconda difesa con 32 gol subiti. Continuità tra andata e ritorno: 40  e 32 punti ma mancano ancora due partite. La consapevolezza di essere forti anche nelle sconfitte come quelle con Sassuolo e Spezia negli scontri diretti. Un capocannoniere di squadra con 13 reti come Matteo Tramoni. 

Anche se la squadra non partiva favorita ha fatto capire fin dal primo istante di potercela fare. A Pisa 22 vittorie in serie B non si erano mai viste da queste parti. Adesso inizia davvero una nuova era per questa città e per questa squadra.

Nella giornata più bella peccato solo per quell’invasione di campo nei festeggiamenti all’Arena. I tifosi meritavano di poter vedere la squadra fare il giro di campo e tributargli il giusto applauso.

Il sogno lungo 34 anni è finito. Adesso è la A è diventata realtà. E io, forse, ancora non me ne rendo conto.

Redazione

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