Catanzaro-Pisa 2-0, sesta sconfitta di una squadra in grande difficoltà

L'analisi del match della formazione di Aquilani sul campo dei giallorossi

Vincere la partita del possesso palla non porta punti. E gol. Mentre gli avversari vanno a doppia velocità e ti superano per 2-0.
Ormai questo concetto dopo 16 giornate dovrebbe essere chiaro. Il Pisa anche a Catanzaro, contro una squadra che di solito palleggia tanto ma evidentemente con maggior efficacia dei nerazzurri visto che con merito è terza in classifica, si è dimostrata una compagine con un’idea di gioco ma confusa. E come al solito inconcludente sotto porta.  La reazione c’è stata ma è mancata la lucidità. E il contropiede del Catanzaro, parola bandita dal vocabolario nerazzurro, è stato micidiale.
Quando segna un giocatore appena entrato, Ambrosino, e poi subisci anche una rocambolesca autore, l’ex di turno Marin, si potrebbe gridare anche alla sfortuna. Purtroppo però non è così. I risultati sono lo specchio di prestazioni che dall’inizio di campionato a oggi raramente sono state convincenti. L’impressione è che raramente il Pisa, sia quando arriva nell’area avversaria sia quando attaccano gli altri, si riesca a fare la scelta giusta. Insomma tanto fumo ma poco arrosto.
Il primo tempo obiettivamente è stato equilibrato anche se sulla catena di sinistra, decisiva in negativo per i nerazzurri, c’erano le prime crepe. Con Mlakar e Beruatto davvero sotto tono. Meno male a destra c’era Esteves che è stato l’unico a verticalizzare un pallone per Gliozzi, al ritorno da titolare, l’unico a impensierire Fulignati nei primi 45 minuti. Al centro Hermannsson, al netto di una sbandata in duetto con Mlakar, teneva bene Iemmello e Biasci assieme a Canestrelli.
Non può essere però un caso che alla prima occasione concessa nel secondo tempo il Pisa prende gol. Anzi, alla prima vera accelerazione del Catanzaro con Katseris che brucia Beruatto e mette al centro, Biasci non ci arriva, dall’altra parte come un missile arriva Vendeputte palla in mezzo e Ambrosino, appena subentrato a Iemmello, mette dentro.
Il Pisa reagisce ma quella cattiveria e ferocia tanto invocata da Aquilani non si vede. Il tecnico romano toglie Beruato e mette Barbieri e per forza di cose deve spostare Esteves, che è un destro naturale, a sinistra. Qui va detto che se è vero Aquilani spesso non riesce a incidere con i cambi, come a Catanzaro, è altrettanto  vero che l’errore di partenza nasce dal mercato. E non solo in quel ruolo.

Ma non da quest’anno. Parlando di fascia sinistra  non è mai stato preso un vice di Beruatto all’altezza di poter affrontare un campionato di serie B di buon livello quando l’ex Juventus non ingrana. Sia per qualità tecniche ma anche per attitudini. L’infortunato Jureskin, ad esempio, è un mancino ma ha caratteristiche più offensive.
Gli altri subentrati non convincono a cominciare dalla sostituzione di Gliozzi che forse, unica spiegazione, non ha ancora i novanta minuti nelle gambe. Moreo spreca due occasioni importanti in area su cross di Vignato, subentrato a Mlakar, e un passaggio del solito Esteves. Aquilani ha provato anche ad inserire Masucci per uno spento Lisandru Tramoni, che all’ultimo momento ha giocato al posto di un D’Alessandro non al meglio, ma la musica non è cambiata. Neppure Arena al posto di un Valoti irriconoscibile, ha avuto l’influenza in settimana ma ha fatto davvero poco, ha combinato granché, tolto un tiro respinto di piede da Fulignati.
Il 2-0 è lo specchio di questo inizio stagione. Gli avversari trovano praterie e poi arriva anche la deviazione sfortunata e goffa di Marin. Che non è assolutamente un alibi ma la certificazione che, in questo momento, bisogna parlare a chiare lettere solo di salvezza. Mantenere la categoria è troppo importante. E quando dopo sette partite contro le prime otto hai conquistato appena cinque punti due domande te le devi fare. Non solo pensare alle autoreti e agli infortuni.
Magari anche qualche risposta ai tifosi si può anche dare. E non è solo un riferimento alle famose domande della Curva Nord. Risposte che devono arrivare dal mercato di gennaio. La nave si può ancora tenere in linea di galleggiamento ma anche il timoniere deve trovare presto la rotta giusta per non andare definitivamente alla deriva.

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