Il 2023 ormai giunto al termine non figurerà certamente nella lista degli anni più fortunati della storia del Pisa. Anzi, rispetto alla storia recente, non sarebbe scorretto definirlo un annus horribilis. 365 giorni condizionati da poche vittorie (soprattutto in casa), la fine di un progetto e l’inizio di uno nuovo, entrambi non con i risultati sperati. Un anno raccontabile attraverso delle istantanee.
Il 2023 era iniziato al seguito di un termine 2022 da sogno: il ritorno di D’Angelo, con la famosa conferenza “Il Pisa è il mio Real Madrid” aveva dato nuova linfa alla squadra dopo l’avvio negativo con Maran. L’Arena Garibaldi era diventata un fortino, Morutan un giocatore imprendibile, superiore alla categoria. La vittoria di Santo Stefano con la Spal sembrava avere avviato i nerazzurri ha un finale di stagione in crescendo. Invece, è stata una continua discesa.
La prima istantanea riguarda i due punti nelle prime quattro partite dell’anno, prima di arrivare alle vittorie contro Perugia e Parma di febbraio che, chi lo avrebbe detto, sarebbe stato l’unico caso di una doppia vittoria in tutto l’anno solare.
Da quel momento, il Pisa di D’Angelo ha iniziato lentamente a scomparire, con solamente la vittoria contro il Benevento, che sarebbe stata l’ultima in casa per sette mesi. Un’altra istantanea. Quindi, la stagione 2022/23 nerazzurra è “ufficiosamente” terminata a Cosenza, con il gol di Nasti che ha spezzato i sogni della squadra. Nonostante ciò, il Pisa all’ultima giornata avrebbe avuto l’occasione lo stesso di arrivare ai playoff. Sarebbe bastata una vittoria contro la già retrocessa Spal all’Arena, con una conseguente non vittoria del Palermo contro il Brescia. Al “Barbera” finisce 2-2, ma il disastro arriva all’Arena: la squadra di Oddo vince per 2-1 in trasferta. I fischi sono assordanti al novantesimo minuto. E’ undicesimo posto.
Silenzio. E’ tempo di tabula rasa. Rivoluzione. Il primo a salutare è Chiellini, direzione Juventus Next Gen. A sostituirlo è Kolarov. Ma con l’ex terzino di Lazio, Inter, Roma, City la storia dura qualche settimana. La rottura avviene a inizio luglio, poco prima del ritiro, e la sostituzione con un ds in ascesa: Stefanelli. Nel frattempo, è arrivato l’annuncio del nuovo allenatore: Alberto Aquilani. Altra scelta forte. Per cambiare attitudine, cultura e stile della squadra è stato pescato il miglior allenatore a livello di settore giovanile, dalla Fiorentina. Il primo obiettivo posto dall’allenatore è quello di cambiare mentalità: in ritiro a Rovetta vuole tutti per poter valutare. Quindi, i primi saluti: Barba, Sibilli, Morutan. Gli arrivi sono altrettanto illustri, tra giovani in ascesa: Arena, Barbieri, e giocatori di categoria superiore: Valoti, D’Alessandro, Veloso.
L’esordio in campionato è da sogno: 2-0 alla Sampdoria: Arena e Matteo Tramoni. Croce e delizia, con l’infortunio del numero 11. Con il crack del ginocchio, ha conseguito il crack della prima parte di stagione. Pensate di costruire un castello di carte e una alla base subisce una rottura. Tutto crolla, da ricostruire. Come non bastasse, qualche settimana dopo è il turno di D’Alessandro. Aquilani ha quindi dovuto ri-costruire: 4-2-3-1, 3-5-2, i moduli non sembrano funzionare, gli attaccanti non segnare e la difesa subire troppo. Il possesso palla non basta: la bellezza e il potenziale è riconosciuto da tutti, ma i risultati non arrivano. Detto ciò, la fiducia non è mai mancata all’allenatore, sia lato societario che da parte dei giocatori.
Bisogna trarre il meglio da ogni situazione, e così Aquilani fa: linea verde. E le risposte sono ottime: Piccinini, L.Tramoni, Esteves sono diventati elementi fondamentali. D’altronde, per il miglior allenatore del settore giovanile…
Tra varie partite e conseguenti delusioni, come le sconfitte contro Catanzaro e Palermo, le partite contro Ascoli e Ternana sono servite a donare nuova linfa, rabbia e inerzia verso l’inizio di un 2024 dove il Pisa è chiamato, richiamando un concetto piaciuto all’allenatore: “dovrà tornare a determinare il proprio cammino”.