Stasera alle 20,45 semifinale playoff Italia-Irlanda del Nord a Bergamo.
Gennaro Gattuso è abituato alle missioni difficili. Non che eliminare l’Irlanda del Nord in semifinale sia, sulla carta, impresa titanica. E’ il contesto in cui la nazionale arriva a questi playoff per andare ai mondiali che provoca ansia e rende l’impresa più complicata.
Comprensibile dopo due eliminazioni di fila arrivate contro la non irresistibile Svezia, in panchina c’era l’altro ex nerazzurro Gian Piero Ventura, e con la ancora meno irresistibile Macedonia con Roberto Mancini al timone. Addirittura in semifinale. Mettendo in secondo piano anche la conquista del titolo europeo nel 2021.
Stavolta Gattuso dovrà battersi con la consapevolezza che l’Italia non è più una big. Lo dicono i risultati, lo dice il livello del nostro campionato. Venti anni fa “Ringhio” alzava la Coppa del Mondo e attorno a lui c’erano Totti, Del Piero, che giocava pure poco, Cannavaro, Buffon, Pirlo un Ct già vincente alla Juventus come Marcello Lippi e chi più ne ha più ne metta.
Anche altri due futuri tecnici nerazzurri come Inzaghi e Gilardino.
Gattuso da allenatore proprio a Pisa ha vissuto due anni tra mille difficoltà, dal 2015 al 2017, riuscendo comunque ad ottenere una promozione in B e soprattutto la stima dei tifosi nerazzurri.
Per quello che ha fatto soprattutto nella seconda stagione. Non tanto per quanto visto in campo, alla fine la squadra retrocederà in B, ma per quanto Gattuso si sia battuto quando la situazione a livello societario non era delle più semplici.
Di quelle due stagioni un novello Ulisse potrebbe scriverci l’Odissea. Forse proprio per questo Gattuso potrebbe essere l’uomo giusto di portare la nazionale al mondiale.
Un uomo che vive di calcio e di passione. Che non si risparmia mai. Che in finale playoff a Foggia, il 12 giugno saranno 10 anni, chiede alla sua squadra di mettersi l’elmetto e che l’ha protetta da tutto quello che accadeva all’esterno.
Frasi che sono simili a quelle che abbiamo sentito alla vigilia della sfida con l’Irlanda del Nord. “E’ la partita più importante della mia carriera”, oppure il fatto di non dormire alla vigilia: “Non vi nego che alle cinque del mattino mi si aprono gli occhi come un pipistrello”.
Riuscirà Gattuso a trovare, fatte ovviamente le debite proporzioni, i suoi Di Tacchio, Lisuzzo, Mannini, Lores Varela, Cani, e, fondamentale nella fase finale, Tabanelli. Una certezza oggi ce l’ha in porta e si chiama Donnarumma. Che conosce dai tempi del Milan.
L’Italia non è più una superpotenza ma ha i mezzi per sconfiggere sia l’Irlanda del Nord, sia la vincente di Galles-Bosnia nell’eventuale finale in trasferta di martedì prossimo.
A differenza del playoff nerazzurri parte favorito ma con un carico di pressione terribilmente più grande. Perché è inutile dire che ha tutto da perdere e poco da guadagnare.
Se vinci hai fatto il minimo sindacabile se ti chiami Italia, cosa che però altri non hanno fatta, se esci sarà solo colpa tua. Chi se non Genanro Gattuso poteva metterci la faccia in una situazione del genere.
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