Per raccontare questa sconfitta del Pisa per 2-1 con il Modena in casa parto da un fatto non tecnico ma emozionale.
Per chi conosce bene il libro, ma ovviamente anche il film, Febbre a Novanta le sensazioni della partita di ieri sono state un qualcosa di già visto. Mi riferisco alla scena in cui Paul, il protagonista, va allo stadio insieme al suo miglior amico convinto ormai che l’Arsenal abbia in tasca il titolo di campione d’Inghilterra.
Un titolo che in quel 1989 raccontato nel libro mancava da 18 anni. Già a fine primo tempo Paul, con la squadra sotto per 1-0 e poi nella realtà sconfitta alla fine per 2-1, cambia repentinamente opinione. Passando dall’esaltazione alla depressione sportiva nel giro di 45 minuti. Sostenendo che il campionato sia perso definitivamente, impersonando un po’ lo spirito di Gino Bartali quando scandiva il suo mantra “E’ tutto sbagliato, è tutto da rifare”.
Questo per dire che probabilmente è normale, quando a maggior ragione qui c’è da conquistare un traguardo manca da 34 anni, vivere la settimana vissuta dai tifosi del Pisa dopo la vittoria di Cosenza e il + 8 sullo Spezia. Conclusa con un ko casalingo davanti a 11 mila spettatori il giorno del record di presenze stagionale.
Ed è comprensibile anche la delusione, che però deve esser pari alla consapevolezza di avere ancora il destino nelle proprie mani e che questa squadra non è cotta ma è stata solo più frenetica e nervosa del solito. Incapace di creare pericoli nel primo tempo e poco attenta negli episodi decisivi. Quei famosi dettagli che fanno la differenza.
Sul primo gol segnato da Santoro c’è Hojholt che scivola in area e poi devia il tiro del centrocampista gialloblù. Sul raddoppio il Pisa, partito anche troppo aggressivo nella ripresa, si fa infilare da un contropiede orchestrato da Palumbo e finalizzato dall’ex Gliozzi. Che non esulta. E nella circostanza non è bastata la doppia chiusura super di Caracciolo su Caso.
La reazione c’è stata e dopo il gol di Moreo , che riprende la palla respinta dalla traversa su tiro di Caracciolo, la squadra poteva anche pareggiare, ma anche subire il terzo gol in contropiede, ma è stata troppo imprecisa sotto porta. Un pari non sarebbe certo stato bugiardo ma va anche detto che il Modena ha fatto la sua onesta partita senza rubare nulla. Ha saputo colpire al momento giusto sfruttando le caratteristiche principali dei propri giocatori, ovvero la velocità nelle ripartenze.
Cosa che il Pisa non ha saputo arginare anche per la troppa frenesia e per un’attenzione che non è stata pari a quella delle giornate migliori. Anche sotto di uno o due gol certe ripartenze, simili a quella che decise lo 0-1 con il Cittadella, vanno evitate. Inzaghi , che aveva messo in guardia tutti dal troppo entusiasmo alla vigilia, per la prima volta ha cambiato alcuni ruoli cardine tutti insieme.
solo a fine partita si scoprirà che le scelte sono state dovute anche un virus influenzale. Detto questo due degli osservati speciali, Hojholt e Meister, non hanno brillato. Morutan ha corso tanto ed è andato anche a fare un recupero mostruoso su Caso nel secondo tempo ma davanti è stato poco lucido. Nel mezzo Marin non ha fatto il solito filtro e sul secondo gol si perde completante Palumbo in velocità.
I tanti cross fatti, soprattutto da Angori, sono quasi sempre stati facile preda dei granatieri modenesi. A cominciare da Zaro. E anche questo il Pisa lo sapeva e raramente ha attuato soluzioni diverse per sorprendere i gialloblù. Questo cambio di passo, e qualche cross più efficace, si è visto in parte solo dopo le sostituzioni adottate da Inzaghi.
In particolare gli ingressi di Arena, Lind e Piccinini anche se quest’ultimo si è mangiato due buone occasioni. Rus ha sostituito Canestrelli e probabilmente lo sostituirà anche a Reggio Emilia visto che l’ex Empoli sarà squalificato. Solbakken stavolta ha giocato l’ultimo spezzone di gara è ha salvato anche sulla linea nei minuti di recupero dopo una doppia parata di Semper.
La sconfitta non deve diventare un dramma sportivo, come purtroppo capita spesso da queste parti, ma deve diventare l’occasione per riflettere su quei famosi dettagli che servono per difendere il secondo posto. Intanto, numeri alla mano, va detto che questa squadra conosce poco le mezze misure. Il Pisa ha pareggiato appena 6 volte, 2 nel girone di ritorno, e vinto in 19 occasioni.
Questo significa che solo il Sassuolo, 22 successi, corre più forte del Pisa ma è altrettanto vero che 7 sconfitte, due casalinghe, sono parecchie per una squadra di vertice. Non solo Sassuolo e Spezia, 3 e 4 ko a testa, perdono meno ma anche il Catanzaro che è sesto ha perso meno rispetto al Pisa. Solo 5 volte. Questo significa che il Pisa è più bravo quando anche mentalmente deve andarsi a conquistare qualcosa e non quando la stessa cosa la deve gestire.
Il pallino è sempre nelle mani del Pisa. Lo Spezia se batte la Sampdoria torna a -5 che, per il Pisa, sarebbe comunque un buon vantaggio a sei giornate dalla fine. Inutile adesso farsi prendere dalle nevrosi e piombare nell’angoscia del protagonista di Febbre a Novanta.
La frase “abbiamo perso con il Derby, perso”, per i pisani diventa “abbiamo perso con il Modena, perso”. L’importante è che il finale di quel film non sia diverso dalla realtà nerazzurra. Sperando magari di soffrire un po’ meno rispetto al Paul raccontato da Nick Hornby. Che poi è lo stesso Nick Hornby. E che forse siamo un po’ tutti noi che amiamo una squadra di calcio.
Squadra frenetica e nervosa: ma fatemi il piacere…
Si puo’ anche marcare a uomo quando i tuoi attaccanti non segnano, un punto muoveva la classifica