Nono pareggio in campionato per i nerazzurri.
Un punto che lascia il Pisa a -3 dal Genoa che momentaneamente è la prima squadra salva. Ma l’Hellas Verona, 12 punti come il Pisa, deve giocare con il Torino e recuperare, sempre al Bentegodi, la partita con il Bologna.
E’ vero che ci sono ancora 60 punti in palio, come ha ribadito Gilardino dopo il segno X del Ferraris, ma il Pisa deve salire quello scalino in più. Una vittoria in 18 partite è troppo poco per una squadra che deve salvarsi.
Il Pisa contro la squadra di Daniele De Rossi ha confermato pregi e difetti. Il pregio più importante è quello che riesce sempre a stare in partita. Di fronte c’era un Genoa che lotta per lo stesso obiettivo ma che era passata in vantaggio dopo un quarto d’ora.
Qui emerge il difetto, spesso poco sottolineato, che il Pisa, soprattutto in trasferta, prende gol evitabili. Un difetto nascosto da un complesso che è anche al Ferraris è stato sia ordinato che scorbutico da affrontare per gli altri ma che alla prima distrazione viene punito.
E’ troppo infatti lo spazio che lascia Bonfanti a Colombo in occasione del gol. Se in casa la squadra è solida, in trasferta ha già subito 18 gol in 9 partite. Due a incontro. Troppi.
Bonfanti è stato assieme ad Albiol la carta a sorpresa di Gilardino scelte dovute a tre impegni in una settimana. Entrambi non hanno convinto ed entrambi sono usciti anzitempo. Albiol per problemi muscolari e Bonfanti per crampi.
Due stop che hanno costretto Gilardino a rivedere i cambi programmati. Caracciolo e Calabresi, ammonito poco dopo essere entrati, hanno dato più sicurezza a un reparto che nella prima ora di gioco è stato tenuto in piedi soprattutto da Canestrelli.
Meglio il centrocampo. La mossa di Leris mezzala ha convinto. Il francese è stato il mattatore del primo tempo. Un tiro fuori, uno di testa deviato dalla traversa e il gol del pareggio sfruttando l’incerta uscita di Leali.
E’ la dodicesima rete in trasferta che fa da contraltare all’unico gol segnato in casa da Touré.
L’inserimento in mediana del franco algerino ha dato la possibilità ad Angori di trovare la continuità che gli mancava. L’ex Empoli ha confermato i progressi delle ultime settimane e da lui sono arrivati i cross più pericolosi.
Touré è stato prezioso per il solito gioco con palla lunga e spizzata sua di testa. Peccato che gli attaccanti non lo abbiano sfruttato. Hojholt e Aebischer hanno tenuto la nave a galla evitando che il Genoa, dopo il vantaggio, si distendesse in contropiede.
Bene i subentrati Marin e Piccinini. Soprattutto il romeno, che qui venne espulso nello 0-0 di tre anni fa, si è calato nello spirito da battaglia della ripresa.
In attacco Moreo e Meister si sono dannati l’anima ma di tiri in porta non se ne sono visti da parte degli attaccanti. Compreso Nzola che è entrato nel finale.
Il Genoa nel complesso ha tirato meno del Pisa, 8 volte contro 9 dei nerazzurri, ma Semper è stato più decisivo di Leali grazie alle belle parate su Vitinha e Thorsby. Unica occasione nitida di tutto il secondo tempo.
Adesso c’è da pensare subito al Como, sempre più lanciato nelle zone alte dopo la vittoria con l’Udinese per 1-0, e a un mercato che, lo ribadiamo, diventa determinante.
Gilardino sta facendo tutto il possibile ma adesso la società deve alzare il livello della rosa se si vogliono aumentare le speranze di salvezza dopo 34 anni di assenza in serie A.
Anche perché l’infortunio di Albiol , da valutare le sue condizioni, allungano una lista già abbondante. Stengs e Cuadrado si è capito, grazie alle parole di Gilardino alla vigilia della partita di Genova, che avranno ancora tempi lunghi di recupero. Si sono fermati anche Lusuardi e Vural. E inoltre Akinsanmiro è in Coppa D’Africa.