Novanta e passa minuti di tifo prima dell’ennesima delusione.
Per la prima volta, complice anche il fatto di giocare alle 18,30 in un giorno lavorativo, l’Arena ĆØ andata sotto le diecimila presenze. Contro il Bologna c’erano infatti 9.604 spettatori.
Compreso i ragazzi delle scuole calcio e dei complessi scolastici che hanno collaborato con il Pisa che sono entrati aĀ prezzi scontati nel settore ospiti. Che altrimenti sarebbe rimasto chiuso per il divieto di andare in trasferta imposto ai tifosi del Bologna.
Chi c’era si ĆØ stretto come sempre intorno alla squadra malgrado l’amarezza del derby perso, con approccio sbagliato, a Firenze e l’ultimo posto in classifica con l’Hellas Verona a quota 15.
Si comincia con un lungo striscione tra Curva e Gradinata: “Per l’orgoglio della nostra cittĆ , per la nostra storia…Tutti uniti lottiamo ancora”. Poi sostegno costante per novanta minuti. Voglia di lottare, di sperare ancora. infine l’ennesima beffa al novantesimo.
Alla fine gli applausi perchĆ© il pubblico evidentemente ha apprezzato l’impegno e la cattiveria agonistica, al netto dei limiti che evidenziano i risultati di questa stagione, messo in campo dalla squadra.
Prima della partita ĆØ circolato un volantino fuori dallo stadio firmato Pisa non si piega. Di cui riportiamo il testo.
“Le palle girano a tutti. Questo ĆØ bene metterlo in premessa. Non avremmo voluto la luna ma anche tornare in Serie A dopo 34 anni e far questo tipo di campionato ĆØ pesante.
Ci sarĆ il momento di tirare una linea e analizzare gli errori, ne verranno fuori tanti, da parte di tutte le componenti, noi compresi. Quando le cose vanno bene il merito ĆØ giusto che sia condiviso (ĆØ per quello che sentiamo nostra la promozione in Serie A, o in generale la risalita dalle categorie inferiori e lāarrivo di una nuova proprietĆ ), quando vanno male, la colpa non ĆØ solo di uno o di una sola cosa.
Comunque andrĆ a finire, ci sarĆ da analizzare e capire quello che non ĆØ andato per far tesoro delle cazzate e non farne più, o farne meno. Siamo convinti però che ognuno da parte sua ce lāha messa tutta e per questo corso dāopera non ci sentiamo di metterci lƬ a recriminare, puntualizzare, riprendere.
Riguardo la squadra, crediamo che di passi falsi, e intendiamo occasioni in cui ha deluso dal punto di vista dellāagonismo e della voglia, ne abbia fatti pochi. Non ha fatto bene a Firenze, ma non vogliamo ancora attaccarla o criticarla. Se questāanno con 7 sconfitte casalinghe su 12 non si ĆØ sentito un fischio allo stadio qualcosa avrĆ voluto dire. Qualcosa di buono questi giocatori avranno dimostrato, in buona parte sono gli stessi dello scorso anno che abbiamo esaltato e a cui abbiamo riconosciuto di essere combattenti.
Questo non vuol dire che se la squadra mollerĆ non ci faremo sentire. Le categorie, per determinati valori che abbiamo, non contano. Però ricordiamoci che prima di chiedere a una squadra di non arrendersi, di continuare a lottare con grinta e determinazione, dobbiamo farlo noi. Lāesempio dobbiamo darlo noi, prima di tutto per lāorgoglio che ci ha sempre contraddistinto come tifoseria anche nei tempi più bui che tutti citano e che i più vecchi hanno visto: lāorgoglio per la maglia e per la nostra cittĆ . Per questo, ben lungi dal disertare, non ci vedrete sulla riva del fiume ad aspettare che passi il cadavere (che poi ĆØ il nostro), ci vedrete in piedi, a cantare a squarciagola per oltre 90 minuti.
Siamo convinti che molti condivideranno queste righe e ci aiuteranno a mantenere lāArena Garibaldi uno stadio con una tifoseria che fortunatamente ci invidiano in molti. Il nostro pensiero ĆØ uno solo: LOTTARE FINO ALLA FINE. Valeva prima e vale ancor di più, oggi, in serie A, dopo tutti i sacrifici che ci sono voluti per arrivarci. Si può perdere in campo ma non sugli spalti”. Firmato āPISA NON SI PIEGA
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In passato altre dirigenze sono state duramente contestate. Questi ci pigliano in giro (dal punto di vista strettamente calcistico), fanno prezzi vergognosamente alti, ci stanno portando verso la seconda e umiliante retrocessione da quando ci sono loro… e nessuno li contesta! Non dico che dobbiamo dir loro di andarsene, ma nemmeno assecondarli in tutto.