A Cremona il Pisa tocca ancora di più il fondo

L'analisi di Cremonese-Pisa 3-0. L'ennesima disfatta di un campionato che Pisa non meritava di fare in questo modo.

Più in basso di così c’è solo da scavare.
Parafrasando Daniele Silvestri in salirò il Pisa tocca il punto più basso di una stagione bruttissima. I numeri a volte sono vuoti, freddi ma quelli del Pisa dicono tutto. La sconfitta per 3-0 in casa della Cremonese è la 22esima di questo campionato, settima di fila, 23esima stagionale se aggiungiamo quella in Coppa Italia in casa del Torno, arrivata senza mai tirare in porta. Senza nemmeno provarci.
Con due espulsioni evitabili, Bozhinov per doppia ammonizione sullo 0-0 e Loyola con rosso diretto sul 2-0 per i grigiorossi, e una serie di errori non degni della massima serie. Una vera e propria umiliazione. L’ennesima di una stagione che i tifosi non meritavano di vivere. Che non può lasciare indifferenti. E che non può essere giustificata dal fatto che il Pisa non faceva la serie A da 34 anni.
La squadra anche ieri era messa male in campo. Hiljemark, che per il momento ha dimostrato di essere un pesce fuor d’acqua nel calcio italiano, ancora una volta ha adottato un piano gara fin troppo semplice e non è riuscito a rimediare con le sostituzioni ad una situazione già complicata.
Moreo, suo l’errore sul gol di Vardy, non sembrava in gran giornata ma almeno poteva tenere un peso maggiore la davanti rispetto a Stojilkovic, completamente avulso dal gioco, e nella ripresa il tecnico svedese ha tolto l’unico giocatore che ha provato a fare qualcosa. Ovvero Vural.
I 5-6 gol che temeva di prendere Hiljemark non sono arrivati solo perché la Cremonese, che la salvezza se la gioca ancora con il Lecce,  ha pensato più a tenere palla, 70% contro 30%, e non rischiare. Anche con il nulla del gioco pisano.

I gol del secondo tempo sono arrivati in avvio su un micidiale contropiede, finalizzato dall’assist di Vandeputte per Bonazzoli, dopo una palla persa da Angori, e nel finale con Okereke, appena entrato, che vinceva fin troppo facilmente un rimpallo con Hojholt e batteva un Semper che è stato incerto in troppe occasioni.
L’unica casella sbloccata dal Pisa è stata quella dei calci d’angolo. Zero tiri, zero aspettative di gol. Ok, giocare in inferiorità numerica, anche doppia, ma così proprio non va. L’onore, la dignità, l’orgoglio sono concetti sconosciuti.
Dispiace che alla fine a rimetterci sono quei ragazzi che fisicamente ti hanno riportato in A. I Caracciolo, i Touré, i Calabresi, i Moreo, i Tramoni e tutti gli Eroi della promozione non meritavano di andare in guerra senza munizioni. Metaforicamente parlando.
Ovvero senza che la società allestisse una rosa all’altezza della situazione e che tutelasse in primis loro stessi. Che, tolta qualche eccezione, non aveva esperienza nella massima serie. Esperienza, conoscenza, gente che sa cosa vuol dire lottare per la salvezza. Erano i profili che invocavano Inzaghi, subito dopo la promozione, e Gilardino, in estate e soprattutto in inverno, e invece si è puntato su un mercato esotico con poca esperienza nel campionato italiano.
Esonerando a gennaio un allenatore che aveva dato comunque un’identità ad una squadra con tanti difetti per consegnarla a un tecnico che non aveva neppure visto una aprtita dell’attuale campioanto. Che doveva trovare la luce in fondo al tunnel e alla fine è rimasto con il cerino in mano.
Il Pisa è una società solida ma idee e progetti, pur ottimi e fondamentali come il centro sportivo,  non bastano nell’immediato per costruire squadre competitive. Vale in A, vale a maggior ragione in serie B.
E’ vero, Pisa ha conosciuto campi infimi, eccellenza, serie D, serie C modeste ma un campionato del genere fa male, malissimo anche se fatto in serie A. Perdere sempre e in questo modo è una ferita che è difficile da rimarginare in fretta. E che potrebbe condizionare il mercato soprattutto sul fronte delle cessioni. Con che morale ripartirà chi è andato in campo quest’anno?
Il tempo è dalla parte di Leonardo Gabbanini, nuovo direttore sportivo, e di chi dovrà costruire dalle macerie di una retrocessione che è un fardello per tutti. Che Pisa non merita.
Tornando al motivo di partenza per salire, non solo e non tanto di categoria ma da questo loop di sconfitte, c’è bisogno di una scossa. E anche di un pizzico di empatia in più da parte della società e della proprietà verso la propria tifoseria.
Il calcio è un’industria ma non come tutte le altre. C’è anche una storia, una maglia, una passione da onorare. E soprattutto da rispettare.

Redazione

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4 Commenti
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Pisanelcuore
3 mesi fa

Bravo Andrea come sempre ottima analisi

Commento da Facebook
3 mesi fa

Profumo di biscotto.

Andrea
3 mesi fa

Siamo retrocessi per tanti motivi, ma subire queste vergogne non lo meritiamo affatto.
Se la squadra non fa cacciare lo svedese adesso vuole dire che è complice di tutto questo.
Oggi l’allenatore deve prendere il primo aereo e andare via.

Andrea
3 mesi fa

Sono d’accordo al 100%.

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