Pisa, una serie A da sparring partner

L'analisi di Pisa-Napoli 0-3. L'atto finale di un campionato di serie A vissuto da comparsa dopo 34 anni di attesa.

La festa non ĆØ mai iniziata.

Lo 0-3 casalingo con il Napoli ĆØ l’ultimo atto casalingo di un campionato che questa cittĆ  e questa tifoseria meritava di vivere in maniera diversa. La partita si commenta in poche righe.

Il Pisa era giĆ  in vacanza, il Napoli doveva andare in Champions League. In 26 minuti la squadra di Antonio Conte ha messo in cassaforte l’incontro con i gol di Mctominay, dominatore del centrocampo con Lobotka, e Rrhmani che sovrasta di testa Angori e batte un Samper ancora una volta incerto.

Il Pisa ĆØ tutto nell’ennesimo gol sbagliato davanti alla porta di Stojilkovic e in un tiro di Moreo.

Con un filo di gas il Napoli accelera come e quando vuole e nel recupero concede il tris con Hojlund dopo che De Bruyne, entrato nella ripresa, aveva tagliato in verticale l’immobile difesa nerazzurra che lasciava Mazzocchi, appena entrato in campo, libero di servire l’attaccante danese.

E’ tutto qui. Ed ĆØ troppo poco per una squadra che almeno doveva provare a far sudare il Napoli che invece ha passeggiato sulle rovine nerazzurre.

Per molte cittĆ  la serie A ĆØ un motivo di festa. Per Pisa invece ĆØ stato un vero e proprio calvario. Ā Dopo quei meravigliosi giorni del maggio scorso, ha praticamente vissuto un anno da corpo estraneo in questa categoria.

Per poco più di metĆ  stagione la squadra ha provato ad aggrapparsi all’orgoglio, poi la squadra ha Ā incassato un colpo dietro l’altro senza la minima reazione.

Lo ripetiamo da queste colonne. A nostro modo di vedere la programmazione della gestione sportiva da parte della proprietĆ  e della societĆ  ĆØ stata nettamente sotto le attese. E che la squadra della promozione non ĆØ stata protetta con acquisti all’altezza. Tranne rare eccezioni. Pensiamo ad Aebischer e all’Akinsanmiro delle prime partite. Non certo quello attuale.

Dagli obiettivi di mercato svaniti in estate, con l’arrivo di gente a fine corsa come Albiol e Cuadrado, fino al mercato di riparazione che ĆØ stata la classica toppa peggiore del buco.

E infine la ciliegina sulla torta di esonerare un tecnico che aveva chiesto più volte rinforzi che sapevano cosa volesse dire lottare per restare in A ed ĆØ stato esonerato per prendere un tecnico che in Svezia aveva chiuso l’anno solare 2025 con una vittoria, 2 pareggi e 9 sconfitte con l’Elfsborg.

Gilardino malgrado i soli 14 punti in classifica in 23 giornate, e l’ultimo posto con l’Hellas Verona, aveva dato un minimo di dignitĆ  alla squadra.

Escluso rare eccezioni , viene in mente Bologna ma l’espulsione di TourĆ© incise tremendamente, e le ultime due uscite con Inter e Sassuolo, 9 reti al passivo, Gilardino non era mai andato alla deriva.

Hiljemark ha pagato sicuramente l’esperienza con un mondo nuovo ma non ha fatto nulla per meritarsi l’eventuale conferma.Ā  Al netto di un altro anno di contratto.

Non solo per i 4 punti in 14 partite con 1 vittoria, 1 pareggio e 12 sconfitte. Ben 8 di fila. Ben 29 reti subite e appena 6 fatte. Nemmeno una in trasferta.

Lo svedese non ha dato un gioco, non ha dato un’anima, non ha dato orgoglio alla squadra. Quasi sempre fermo in panchina. Una presenza raramente empatica durante i 90 minuti. Per lui contro il Napoli sono arrivati anche i fischi alla lettura della formazione.

Se si vuol ripartire più forti di prima bisogna scegliere bene a chi affidarsi. Per evitare di vivere giornate brutte come quella con il Napoli serve una svolta nelle scelte. Puntare ad allenatore e giocatori che conoscono la B. Confermare solo chi è pronto a rimettersi in discussione e ripartire da zero.

Non sarà facile vendere, non sarà facile sfoltire la rosa. Però stavolta la mentalità nel costruire la squadra deve essere diversa.

Ultimo ma non ultimo un pensiero va a Marius Marin. Il ragazzo di Timisoara meritava un finale diverso. Anche un minuto in campo per ricevere l’applauso del pubblico. Tanto ormai c’era poco da fare.

Non sarĆ  pronto per giocare come ha detto Hiljemark a fine partita ma almeno una corsa riusciva a farla. Mica doveva giocare novanta minuti.

Gli applausi, dopo i fischi per tutta la squadra, sono arrivati a fine partita. Ma un attimo tutto per lui da solo se lo meritava. E’ arrivato qui ragazzo e va via da uomo e calciatore che ĆØ cresciuto tanto.

E’ lo straniero con più presenze nella storia del Pisa, 268 con 7 gol, ha conquistato una promozione in B, una in A. Ci ha messo sempre la faccia. Anche quest’anno, quando dopo il derby perso a Firenze chiese scusa ai tifosi.

Un anno fa avevamo sottolineato come la vittoria era frutto anche di quei giocatori che la societĆ  era stata brava a valorizzare negli anni dando dopo tanto tempo la sensazione di aver trovato dei punti di riferimento. Delle bandiere.

Vederne una ammainata in questo modo mette un po’ di tristezza. Indipendentemente dai motivi del divorzio e del fatto che il giocatore non fosse al massimo della condizione.

Adesso il club deve analizzare a fondo gli errori fatti e farne tesoro. Se si vuole ripartire più forti di prima. Altrimenti la B è un torneo che non ti aspetta. E a Pisa lo sappiamo bene.

 

Redazione

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