La buona notizia è che è finita.
Lo ha detto anche Stefano Moreo, uno dei pochi a salvarsi in questa squadra, ma per fortuna questa brutta stagione va i archivio.
L’ultimo fotogramma è la sconfitta per 2-1, in rimonta, all’Olimpico contro la Lazio. La nona di fila, la 24esima del campionato. Si chiude con 71 gol presi e appena 26 fatti. Peggior difesa, a meno che il Verona non prenda 12 gol dalla Roma, e al momento secondo peggior attacco con 26 reti. I gialloblù ne hanno segnate 25.
Al netto di una gara giocata da due squadre deluse dalla stagione, e con tante assenze su entrambi i fronti , si sono viste un po’ le solite cose. Ovviamente non è un caso.
La partita si decide tutta nel primo tempo. Il Pisa sfiora subito il gol con Vural, poi per una dozzina di minuti viene messo in grande difficoltà dalla Lazio. Un palo di Marusic e un Semper attento evitano il gol.
Moreo la sblocca di testa al 24′, settimo gol in campionato, su cross di Aebischer dopo un bel break di Calabresi. Dubito dopo Angori potrebbe raddoppiare, su cross di Stojilkovic, ma Furlanetto dice no. Alla Lazio bastano due fiammate tra il 32′ e il 35′ prima con Dele Bashiru e poi con Pedro per ribaltare la situazione.
Nella ripresa potrebbe segnare ancora la Lazio, Semper evita il peggio su Noslin e Maldini, e il Pisa è generoso soprattutto con Piccinini. Applausi per Pedro, gli fa i complimenti anche la direttrice di gara Ferrieri Caputi, all’ultima tra i professionisti.
La serata dell’ultima gara da calciatore dello spagnolo e probabilmente l’ultima panchina in biancoceleste per Sarri erano le due cose che interessavano ai padroni di casa che chiudono con un modesto nono posto.
I problemi del Pisa sono ovviamente più grandi. e guardano al futuro più che a un passato da non cancellare per tenere in menti tutti gli sbagli da non ripetere.
Oscar Hiljemark, anche ieri in confusione con i cambi, ha chiuso con un bilancio di 4 punti in 15 partite. Una media di 0,26 a partita. Nel suo percorso la squadra ha subito 31 reti e ne ha segnate appena 7. In trasferta solo quella di Moreo all’Olimpico.
I numeri e le prestazioni dicono che non merita la conferma. Non deve diventare il capro espiatorio, le colpe principali sono della proprietà e della società, ma appare davvero difficile pensare di ripartire in B con questo allenatore.
Se domani è un altro giorno, come direbbe Rosella O’Hara in Via col vento, è altrettanto vero che queste 15 partite nella costruzione di un nuovo cammino potrebbero pesare. Per chi resta quali stimoli si potrebbero trovare con chi ha chiuso nel peggiore dei modi la stagione?
Adesso la palla passa al club. Hiljemark ha un altro anno di contratto ma può essere l’uomo giusto per una categoria difficile come la B?
Una categoria che conosciamo bene e che non possiamo sottovalutare. Se il problema principale di Hiljemark è stato quello di essere catapultato in corsa in un calcio che non conosceva, come la serie A, non è detto che in B non ci possono essere le stesse insidie e gli stessi problemi. Anche per lui stesso, soprattutto al momento di individuare gli elementi giusti per affrontare la B. Categoria che va costruita con criterio. Senza inventare nulla. Affidandosi anche a chi la conosce come le proprie tasche.
Il lavoro che attende il direttore sportivo Leonardo Gabbanini non sarà facile. La rosa va sfoltita ma vanno individuati anche quei giocatori da tenere. Con razionalità ed equilibrio. I rientri dai prestiti su cui puntare e trovare quelle pedine in grado di farti fare un salto di qualità.
E soprattutto ridare una dignità a una squadra che esce devastata da questa stagione. In molti sottovalutano questo fatto. Farlo sarebbe un errore macroscopico.
Il primo obiettivo deve essere quello di riportare un sorriso e una speranza tra i tifosi. Che non meritavano di vivere una serie A di questo tipo dopo 34 anni di attesa. E anche dare la colpa a questa lunga astinenza per giustificare il crollo sportivo diventa un alibi che non regge.
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