Pisa, Livorno e quei derby con Protti lontani dal calcio di oggi

Un ricordo di Igor Protti, morto all'età di 58 anni, rivale leale in tanti derby contro i nerazzurri tra fine anni Novanta e inizio anni Duemila.

Nel rispetto dell’avversario.
Fine anni Novanta, primi anni Duemila. Per noi nerazzurri il derby è stato, sportivamente parlando, una maledizione. Perdevi quando eri un po’ meglio, perdevi quando loro erano più forti, perdevi quando non meritavi, perdevi quando meritavi. Insomma, perdevi sempre o quasi. L’unica gioia fu quel derby vinto nell’estate del 1997 per 4-2 in Coppa Italia.
Vittoria di Pirro? forse. Io mi ricordo che ho fatto tanti di quei salti come solo per le promozioni o per quel gol di Favasuli a Perugia che poi non ci ha portato in B. Erano derby veri che vivevi per tutta la stagione. Non un giorno, non una settimana. E sapete perché? perché anche i giocatori erano tifosi delle proprie squadre. A Pisa come a Livorno. C’erano tanti pisani e livornesi in campo.
Ma non solo. I tifosi di entrambe le squadre trasmettevano questa passione a tutto l’ambiente. Forse anche perché per 17 anni non si è giocato un derby vero. Escluso qualche amichevole.
Quando nel 1999 Igor Protti sceglie di andare al Livorno, la squadra della città che lo aveva adottato a metà degli anni Ottanta, è un segnale che da quella parte iniziano a fare le cose sul serio. E le fanno con quel giocatore che con quella maglia ha sentito di più il derby.
Onorandolo, rispettandolo, facendoci infinitamente male. Sempre calcisticamente parlando. Più volte. Su rigore, con gol belli e a volte anche fortunosi. Come quella volta che un suo tiro destinato al fondo prese il piede di Bianconi e finì in rete. Vincono loro 2-0 e Guido Carboni, che andò all’Armando Picchi a giocarsela alla pari, sarà esonerato sette giorni dopo perdendo in casa con l’Alzano.
Era un Pisa in ginocchio ma che in quel campionato riuscì a salvarsi proprio poche settimane dopo l’ennesima sconfitta nel derby e dopo l’ennesimo gol di Protti. Una squadra trascinata dal compianto Corrado Benedetti, che prese il posto di Carboni, risale dall’ultimo posto e si salva grazie a sei vittorie di fila. Perdendo a Trieste quella che, senza gli errori di Tagliavento, poteva arrivare una vittoria che lanciava il Pisa in zona playoff. Insomma quel derby perso probabilmente ci ha dato una bella spinta.
Uscendo dal campo e dai derby va detto che Protti è stato molto di più di un semplice giocatore. Il corto circuito dei ricordi mi ha portato a pensare a quegli anni perché, ovviamente, noi che stiamo da questa parte abbiamo vissuto la parte sportiva. Da avversari. La parte più importante, che tanti hanno narrato così bene in queste ore, è quella umana. Quella che ci riporta a un calcio semplice. Non solo perché bandiera di quella città o perché amato da tutti i tifosi nelle squadre in cui ha giocato.
Protti è stato il simbolo di un mondo semplice, operaio. Attaccato ad alti valori come coerenza, solidarietà, rispetto, fermezza. Mi colpì un’intervista in cui disse “ho detto no a due squadre che erano rivali di quelle in cui ho giocato perché serve rispetto della maglia che indossi. Anche fosse per una sola partita. Mi ero promesso fin da subito di fare questo e l’ho mantenuto”.
E’ stato un onore avere un avversario così. Ed è un onore pensare che, anche se qualcuno non se ne rende conto, anche qui a Pisa ci sono tanti ragazzi, anche in tempi recenti, che sono attaccati alla maglia. E che soffrono come noi che commentiamo e come chi li incita sugli spalti. Che stanno male quando tornano a casa dopo una sconfitta.
E sicuramente sarebbe stato un degno rivale di Protti in quei derby. Derby di lotte, di sconfitte, di giorni e notti passati a preparare coreografie, di vigilie infinite e di 90 minuti incandescenti. E di un calcio che non esiste più.
Redazione

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2 Commenti
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Commento da Facebook
2 mesi fa

Grazie di queste parole

Commento da Facebook
2 mesi fa

Com’era bello il pallone d una vorta!!

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