L’intervista all’ex nerazzurro.
Antonio Buscè ha raccontato le emozioni di quel 4-1 ai giallorossi e della sua unica stagione in nerazzurro in serie C ai microfoni di Punto Radio.
Il 4-1 del 28 ottobre 2012
“Mi ricordo benissimo la partita con il Catanzaro. Ricordo che aveva piovuto e il terreno era pesante. Nel secondo tempo siamo andati sotto per l’autorete di Mingazzini ma abbiamo reagito bene. Dopo il rigore di Favasuli e la loro espulsione c’è stata la svolta. Poi ho segnato io di testa, di nuovo Favasuli e Perez. E’ stata una vittoria che ci ha dato grande consapevolezza.
Tanto è vero che poi, a metà novembre, dopo la vittoria con il Sorrento in casa avevamo conquistato il primo posto in classifica. Poi c’è stata una flessione ma nel finale di stagione ci siamo ripresi, dopo l’arrivo di Pagliari al posto di Pane, fino ad arrivare alla finale playoff persa a Latina. Con tanti episodi discutibili a livello arbitrale. Era un gruppo con tanti giovani ma anche con un po’ di vecchiotti, compreso il sottoscritto, che si è fatto valere. Io personalmente mi sono divertito molto. E’ stato il mio ultimo anno da calciatore professionista e mi sono divertito molto”.
L’allenamento in Piazza Vittorio Emanuele
“A Pisa mi sono sentito ancora un giocatore di alto livello in una piazza che vive di calcio. In quella stagione ho provato ancora delle emozioni enormi. Alla vigilia di una partita di campioanto abbiamo fatto la rifinitura nella piazza vicino alla stazione. C’erano oltre 1.500 persone. Mi ricordo un babbo con il figlio sulle spalle nella statua al centro della piazza. C’è fame di calcio e una storia alle spalle. A Pisa ho ricordi bellissimi. Quando torno a Empoli, dove abito, vengo sempre volentieri nella vostra città”.
L’arrivo a Pisa
“Da avversario ricordo tante battaglie a Pisa. Ci sono arrivato a fine carriera ma è stata una bella soddisfazione. Abbiamo onorato quella stagione. Il direttore Fabrizio Lucchesi costruì molto bene quella squadra.
Sono arrivato a Pisa in maniera inattesa. Stavo frequentando il corso uefa B da allenatore e non avevo squadra. Con i disoccupati giocammo un’amichevole contro il Pisa e a fine partita mister Pane e Mingazzini mi dissero se avevo voglio di venire a giocare qui. Alla fine accettai dopo la chiamata proprio di di Fabrizio Lucchesi”.
Gli infortuni e la voglia di divertirsi
“Ho fatto una stagione tremenda dal punto di vista degli infortuni. Tra punti in testa, rotura del naso e infortunio alla caviglia. Con il Latina, nella finale d’andata, ho giocato con una fasciatura in testa. Ma alla fine sono riuscito comunque a fare tante partite. A parte questo mi sono divertito tantissimo. L’ho vissuta intensamente dal primo all’ultimo giorno. Venivo ad allenarmi in treno da Montelupo”.
la delusione in finale e l’abbraccio dei tifosi
“Vivo il calcio con emozione. Ci metto sempre l’anima. In finale a Latina mi feci mettere la mascherina nerazzurra con lo stemma del Pisa. Dopo Latina ricordo una grande delusione per i torti subiti ma anche l’abbraccio dei tifosi all’Arena. Avevamo dato tutto. All’andata finì 0-0 ma ricordo la grande occasione di Perez nel finale. Se andavamo la con un gol di vantaggio le cose sarebbero andate in un altro modo”.
D’Angelo
Buscé allena il Pescara che è la città di un ex allenatore nerazzurro. “D’Angelo non l’ho ancora visto a Pescara. L’ho conosciuto due anni fa di persona quando era a Rimini per una premiazione di ex giocatori biancorossi. Lo ritengo un allenatore molto bravo”.
L’importanza del settore giovanile
Dopo aver giocato per molti anni a Empoli, Buscè ha iniziato ad allenare nel settore giovanile azzurro, con cui ha vinto uno scudetto Primavera, anche la carriera di allenatore. Gli abbiamo chiesto se c’è un segreto nei successi dell’Empoli considerando che anche a Pisa si sta cercando di crescere a livello giovanile con il nuovo centro sportivo che dovrebbe sorgere nel 2027.
“La perseveranza fa la differenza. Il settore giovanile deve essere una risorsa e a Empoli le squadre giovanili sono state costruite bene anche nelle anantae più difficili della prima squadra. Portare alla ribalta giovani forti significa poi tenerti a galla negli anni successivi. L’Empoli fino ad ora è stata una società modello.
L’Empoli ha avuto la bravura e la perseveranza di far crescere i giovani. Aspetandoli, facendoli anche sbagliare e dandogli la possibilità di crescere e poi di entrare in prima squadra sentendosi già a casa. Molti sono arrivati in Champions League. Io ho avuto la fortuna di allenare ragazzi come Viti, Asllani, Marianucci, Baldanzi, Degl’Inonocenti e tanti altri. Oltre a valorizzarli siamo riusciti anche a vincere tanti titoli importanti”.
Canestrelli
In chiusura Buscè parla del difensore centrale del Pisa che è cresciuto proprio a Empoli negli anni in cui allenava lui.“Canestrelli non è stato un mio giocatore ma l’ho visto crescere. Gicava a centrocampo, poi hanno avuto l’intuizione di portarlo in difesa. Si sta costruendo una carriera importante”.
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Ottimo calciatore e bravissima persona