La grande paura, la speranza, la rimonta. Pisa-Spezia, terminata sul 2-2, regala questi tre momenti chiave su sponda nerazzurra.
La paura perchĆ© dopo la bella prova in Coppa ItaliaĀ a Frosinone, vittoria per 3-0, il Pisa del primo tempo torna sulla terra e al 47′ del primo tempo ĆØ giĆ sotto di due gol. L’approccio non era stato neppure sbagliato, anzi. Dopo un’occasione dei liguri con Soleri, il Pisa aveva risposto con Bonfanti e soprattutto con Moreo, colpo di testa su cross di Marin, salvato sulla linea da Mateju dopo un’incertezza di Sarr. La gara era in equilibrio fino al gol di Francesco Pio Esposito.
Da quel momento il Pisa ha perso le sue certezze. Troppa frenesia, troppi passaggi sbagliati, poca attenzione. Inzaghi si arrabbia con tutti. Beruatto non ĆØ quello visto a Frosinone e Calabresi va spesso in affanno sul centro destra. Per fortuna da quella parte c’ĆØ TourĆ© che regge la baracca. Ma la concentrazione non c’ĆØ. E dopo un primo gol evitabile ne arriva un secondo su palla inattiva dove la linea non lavora bene e Bertola resta in gioco sul centro di Salvatore Esposito. E qui la paura si materializza davanti al pubblico pisano. Lo spettro di chiudere il primo tempo sotto di due gol appare davvero concreto.
Invece la squadra stavolta ha il merito di reagire e concretizzare l’ultima chance prima dell’intervallo. Tramoni da sinistra vede dalla parte opposta TourĆ© che di testa pareggia. E’ il gol della speranza. E non ĆØ un caso che lo segna il migliore in campo. Un giocatore più volte dato suil piede di partenza ma che se utilizzato nel modo giusto può fare la differenza con la sua fisicitĆ e le le sue accelerazioni. La rete rappresenta una svolta a livello mentale perchĆ© il Pisa della ripresa sarĆ ben diverso da quello del primo tempo.
Speranza alimentata dai cambi. Fuori un compassato Jevsenak, già ammonito, e dentro un più concreto Piccinini. Esce Calabresi e debutta Giovanni Bonfanti. Canestrelli va a destra e il nuovo entrato a sinistra. Le cose funzionano meglio anche in difesa. del resto era difficile pensare, al di là delle buone prove estive del reparto arretrato, che Inzaghi con un colpo da mago trasformasse subito una difesa che ha subito 54 gol in un muro granitico.
C’ĆØ la speranza ma alla fine c’ĆØ anche il recupero di un risultato che sembrava perduto. La rimonta, appunto. E iniziare con una sconfitta al cospetto dell’ex Luca D’Angelo non sarebbe stato certo un gran biglietto da visita visto che la prossima gara sarĆ contro un Palermo affamato di riscatto dopo la sconfitta di Brescia. La rimonta arriva per gradi. Stavolta con pazienza e con volontĆ il Pisa guadagna metri e schiaccia lo Spezia. Marin compatta la squadra, Tramoni diventa un punto di riferimento e la pressione si fa più costante.
Proprio Tramoni chiede un rigore che appare solare e fa infuriare Moreo e Inzaghi. L’allenatore ha ancora tre cambi e prova la carta Lind in attacco. esce Nicholas Bonfanti, non nella sua miglior serata, e soprattutto entra Angori al posto di un Beruatto in difficoltĆ contro Elia. Proprio dal piede di Angori arriva il perentorio stacco di testa di Canestrelli che ormai era diventato un attaccante aggiunto. E’ un pari sacrosanto.
Anzi la mole di gioco della ripresa sposta la bilancia dalla parte del Pisa che ha calciato di più in porta ma ĆØ stato meno preciso. Ha tenuto più palla, 55% contro 45 %, ma in proporzione al fatto di avere maggiormente il pallino del gioco in mano ĆØ stato meno concreto dell’avversario. Ma il calcio non ĆØ il pugilato, dove si vince ai punti. E va dato merito allo Spezia di aver giocato un buon primo tempo. La differenza l’hanno fatta le palle inattive e i cross. Come spesso capita nel calcio moderno che predica costruzione dal basso.
Infatti sia il Pisa che lo Spezia sono andati a segno prima su un’azione nata dalle fasce e poi sugli sviluppi di un calcio da fermo. Palla al centro e girata di testa in rete. La medaglia di questo pari ha due facce. Ci dice da una parte che il Pisa deve migliorare sia nei dettagli difensivi, sia in fase di gioco. Dall’altra parte però c’ĆØ la consapevolezza che Inzaghi ha costruito un gruppo pronto al sacrificio e che quando decide di fare la partita sa anche ribaltare piuttosto velocemente l’azione. Non solo cuore ma anche giocate di qualitĆ . Si può crescere. E il tempo per farlo c’ĆØ tutto.
Scusi tanto per il refuso.
Abbiamo corretto