Non siamo retrocessi con il Lecce.
La sconfitta per 2-1 in casa contro i giallorossi mette la parola fine all’avventura in serie A del Pisa. Con tre giornate ancora da giocare. La certificazione matematica ad un verdetto maturato grazie ad una stagione a dir poco umiliante.
Che Pisa-Lecce sia un’istantanea già vista di questo campionato poco importa. Gol clamorosi falliti davanti al portiere, uno realizzato con Leris, e due reti evitabilissime, Di Banda e Cheddira, concesse in contropiede. Il tutto di fronte a una squadra che contro la fragile navicella nerazzurra ha vissuto con il terrore di non fare quei tre punti fondamentali per il loro cammino salvezza. E che, come spesso gli è capitato in questo torneo, è stata tenuta in piedi da un portiere come Falcone che è un lusso per una “piccola”.
Crollo continuo
Quella con i giallorossi è la 21esima sconfitta in campionato. La sesta di fila. Con il nuovo tecnico Oscar Hiljjemark i nerazzurri hanno conquistato 4 punti in 12 gare. Con Gilardino 14 in 23. Nel complesso 63 gol subiti, peggior difesa, e appena 25 fatti. Un disastro sportivo che questa tifoseria e questa città non meritavano. e che non meritano molti giocatori della vecchia guardia come Moreo, capocannoniere della squadra con 6 reti, o capitan Caracciolo.
Le colpe
Le responsabilità principali sono del club nerazzurro. La proprietà, guidata dal patron Alexander Knaster, i Corrado, e anche l’ormai ex direttore sportivo Davide Vaira, non sono stati in grado di allestire una rosa all’altezza della situazione. Mettendo in difficoltà quegli stessi giocatori che poco meno di 365 giorni fa ti avevano fisicamente portato, e con pieno merito, in una categoria in cui il Pisa mancava da 34 anni. Si è investito tanto ma si è speso male.
Gli anni di assenza e lo scarso appeal che può avere un club che deve fare esperienza ai massimi livelli non possono bastare per giustificare una serie di errori infinita. Un tasto che spesso ha ripetuto Giovanni Corrado nella lunga conferenza stampa post Lecce. Qualcosa in più andava fatto per non retrocedere. Soprattutto in questo modo.
Sono arrivati giocatori a fine corsa, Albiol e Cuadrado, tanti giocatori non al meglio fisicamente, Stengs ma anche Vural, e altri presentati come possibili promesse che si sono visti poco come Lorran. E anche a gennaio la musica non è cambiata.
Indipendentemente dalle responsabilità la prima crepa è arrivata quando è stato chiaro che le strade del Pisa e di Filippo Inzaghi sarebbero state diverse. L’attuale tecnico del Palermo aveva creato un gruppo granitico conquistando una promozione per molti inattesa. Il Pisa di questa stagione ha giocato con il blocco della B e affrontare la serie A con chi aveva le chiavi dello spogliatoio poteva essere un punto di partenza.
A quel punto si è dovuto scegliere un nuovo tecnico puntando su Alberto Gilardino che era reduce da un esonero con il Genoa ma che in precedenza aveva portato i rossoblù in serie A e poi li aveva salvati in modo esemplare.
Gilardino
Gilardino ha provato a lavorare su questo fin da Morgex. Con gli obiettivi di mercato che sfumavano ad uno ad uno è un estate in cui non si riusciva neppure a battere la Pistoiese in amichevole è riuscito comunque a presentare una squadra che è riuscita a giocarsela, con pregi e difetti, fin dall’illusorio 1-1 di Bergamo all’esordio.
Se il mercato estivo non ha portato quei rinforzi d’esperienza necessari per affrontare la categoria a gennaio è stato fatto pure peggio. Gli investimenti non sono mancati ma le richieste dell’allenatore non sono state soddisfatte. Non sono arrivati quei giocatori che sanno cosa vuol dire lottare per la salvezza in serie A.
E inserire giocatori in corsa diventa difficile per chi deve fare i conti con il tempo che scivola via veloce. Gilardino non ha fatto cose trascendentali ma era riuscito a dare alla squadra un minimo d’identità e criteri di gioco era riuscito. L’esonero a un giorno dalla fine del mercato e a 5 dalla gara chiave di Verona è stato l’ennesimo errore della stagione.
Hiljemark
Se il Pisa fa fatica a convincere giocatori di categoria ad accettare il progetto sportivo ne fa altrettanta con gli allenatori. Ed ecco che alla fine si vira a sorpresa verso la Svezia. Scegliendo un 33enne, Oscar Hiljemark, che ha conosciuto la serie A solo da giocatore e che è stato catapultato in questa squadra a pochi giorni dalla gara chiave.
Con lo 0-0 in casa dell’Hellas Verona, retrocesso assieme ai nerazzurri da ieri sera, sembrava che il fondo era stato toccato. In realtà quello 0-0 è l’unico clean sheet dell’era Hiljemark e finora il miglior risultato in trasferta. Visto che dopo quella partita sono arrivate cinque sconfitte di fila lontano dall’Arena.
In casa cinque sconfitte e l’unica vittoria con il Cagliari. Nell’unica gara in cui il Pisa ha segnato tre reti in tutto il campionato. In dodici partite con Hiljemark il Pisa ha segnato 6 reti e ne ha prese ben 23.
Subendo anche dei ko umilianti come quello di Como. Ma forse fanno più male certe sconfitte di misura e soprattutto il fatto che questa serie A di livello davvero basso, rispetto ai ricordi d’infanzia, aveva anche aspettato i nerazzurri.
Il senso di rassegnazione e impotenza
L’attesa però, per chi vuole bene a questa squadra, è stata vana. Una giornata dopo l’altra l’epilogo è arrivato con i sentimenti peggiori che possano esistere nello sport: la rassegnazione e l’impotenza.
La squadra non è quasi mai stata nella competizione. E forse ce ne siamo accorti quando proprio Gilardino, poco tempo dopo i sei risultati utili di fila, quelli che hanno permesso, all’11esima e alla 12esima giornata di andata, di vivere gli unici due istanti sopra la zona salvezza, aveva detto che la squadra aveva iper performato nella prima parte di stagione.
Tradotto, più di così è difficile fare. E invece è stato fatto di peggio a gennaio. Dove, bocciato dallo stesso allenatore con l’avallo della società, si è chiuso il rapporto con Nzola, non rimpiazzato a dovere, che in una squadra che con Gila aveva segnato 3 gol in casa era riuscito a metterla dentro tre volte. Sempre in trasferta dove la squadra con il tecnico di Biella subiva tanto ma ha chiuso con 16 gol in 11 gare. Con Hiljemark il pallone non è mai entrato in rete nelle gare fuori casa.
Che fare
Questa ormai è storia. Per ripartire, l’abbiamo già detto, serve un’analisi approfondita di tutti questi errori. I progetti e la solidità del club non sono in discussione ma la gestione sportiva deve cambiare passo. L’unico vantaggio di questa retrocessione in anticipo è che c’è tutto il tempo per costruire.
Il nuovo direttore sportivo Leonardo Gabbanini e il direttore generale Giovanni Corrado, che ha parlato a lungo dopo la sconfitta con il Lecce, sono chiamati a un lavoro non facile.
Ci sarà da gestire una rosa molto ampia con tanti giocatori di ritorno dai prestiti. Alcuni pronti a ripartire, altri da valutare. Tanti reduci da stagioni non semplici. E soprattutto c’è da ricostruire il morale di tanti ragazzi che per il Pisa hanno dato tanto in questi anni.
Non resteranno tutti in nerazzurro. E’ anche fisiologico. Però le scelte andranno fatte in maniera ponderata. Alle partenze si dovrà rispondere con arrivi di livello per affrontare al meglio una categoria come la B che non ti fa stare tranquillo nemmeno quando hai una squadra di qualità o sei consolidato da tempo nel calcio.
E’ bella e crudele al tempo stesso. E il Pisa deve farsi trovare pronto. Ripartire dalla B non è un dramma, però è stato fatto il percorso peggiore per tornarci in fretta. E quello fa davvero male. Adesso vediamo di affrontare questa categoria approcciandola nel modo giusto.
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Esatto
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Complimenti per questa analisi che parte da lontano e punta il dito in maniera lucida e obiettiva sui troppi errori commessi dalla società, alcuni incomprensibili anche dopo le dichiarazioni ieri di Giovanni Corrado. Il mea culpa era almeno doveroso verso una tifoseria e una città amareggiata e delusa. La società è ora chiamata a un duro lavoro. Si è chiuso il ciclo iniziato anni fa che aveva portato il pisa allo sfortunato spareggio contro il Monza, alla salvezza con il tartassato Aquilani e infine alla meritata quanto sorprendente promozione di solo un anno fa. Se non eravamo preparati, pronti alla… Leggi il resto »
Pippo imzaghi salta con noi,aveva capito tutto.
Secondo me non c’è stato un vero tentativo di lottare per salvarsi. Troppe scelte incomprensibili
Voluta è diverso il mercato di gennaio e il baby allenatore sono il risultato di un campionato ridicolo e vergognoso
Hai giocato gran parte del campionato con la squadra dello scorso anno. Praticamente non hai fatto mercato per la serie A.
Riportiamo Pippo a Pisa e ripartiamo con una grande carica. Lui a Palermo e contento ma a Pisa ha lasciato qualcosa in piu’.. chi vuol capire capisca……
C’è da inorridire a leggere certi commenti.Siamo passati da essere una squadra da serie C come lo siamo stati per 20 anni,a diventare una realtà stabile e appetibile della serie B,ma non ancora all’altezza della serie A.Per blasone e soprattutto strutture eravamo inferiori a tutte le altre squadre.Per questo la società si sta adoperando per cercare di colmare almeno questo gap con le altre societa..Solo così potremo essere competitivi.Quest’amno purtroppo al netto dei tanti errori commessi siamo stati l’ultima ruota del carro