Pisa, le “missioni” di Bianco

Il nuovo tecnico nerazzurro dovrà prima di tutto riportare entusiasmo e fiducia a una città che vive di pallone.

Empatia e non solo.

Paolo Bianco è chiamato ad un compito non facile. Deve prendere in mano una squadra che nell’ultima stagione ha cambiato due allenatori e ha raccolto appena 18 punti.

La stessa situazione in cui si era trovato a Monza. Al netto della promozione in serie A l’obiettivo immediato è quello di costruire un rapporto solido con tutto l’ambiente.

A cominciare da una squadra svuotata dall’ultima stagione. Per resettare e ripartire di slancio Bianco deve subito trovare la fiducia degli uomini chiave del Pisa.

A Frosinone, in corsa, e a Monza ha costruito un ottimo rapporto con la squadra. Che poi ha dato i suoi frutti.

Solo Luca D’Angelo è  rimasto in sella per più di una stagione nell’era Corrado, 5 anni, con l’interregno di 6 partite con Rolando Maran, nell’era Corrado-Knaster.

Il Pisa ha preso anche allenatori con un certo peso, Inzaghi e Gilardino, e di prospettiva come Aquilani, che dopo una stagione non semplice in nerazzurro ha fatto bene a Catanzaro. Tutti g. Sbagliando in pieno solo la scelta di Hiljemark, troppo inesperto per il campionato italiano.

Nessuno di questi ha costruito un percorso lungo nel tempo. Per motivi diversi. Adesso tocca al tecnico foggiano creare un feeling con un pubblico che ha sempre dato tanto a chi decide di mettere corpo e anima nel progetto Pisa.

Non serve il populismo calcistico ma la serietà, la schiettezza, i fatti prima delle parole. Doti che al tecnico vengono riconosciute da più parti. Soprattutto da chi ci ha lavorato nelle ultime tre stagioni di serie B.

Creare empatia è quindi la prima missione di Bianco. Da sola non può bastare. Serviranno i giocatori giusti per le sue idee di gioco. E qui sono i dirigenti a dover battere un colpo e fare le cose in modo totalmente diverso rispetto al recente passato.

E qui il club dovrà ascoltare le richieste dell’allenatore. Sia sui giocatori da tenere, sia su quelli da prendere. Per costruire una squadra competitiva servirà ora più che mai condivisione e unità di intenti. Che non devono restare parole vuote ma diventare atti concreti.

Per Bianco questa è una sfida difficile quanto appassionante. Come era quella di Monza. Una sfida vinta. E non tragga in inganno il fatto che i brianzoli erano tra i favoriti. A maggior ragione, in questi casi, si rischia di scivolare sulla prima buccia di banana.

Quella di Pisa è una missione diversa e sarà importante affrontarla a mille all’ora fin dalla presentazione, fin dalle prime amichevoli. E probabilmente il primo segnale importante di questa stagione è quello di aver fatto accettare il progetto a un tecnico appena promosso in serie A.

 

Redazione

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1 Comment
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Angelo
2 mesi fa

Beh, la Società ha dimostrato che non si preoccupa delle esigenze dell’allenatore ma prosegue nel suo modello di lavoro. Che a conti fatti è poco adeguato al sistema calcio. Con Knaster 3 volte su 4 abbiamo chiuso nella parte destra della classifica e ultimi in serie A. Ad Aquilani non fu dato alcun calciatore funzionale. A Gilardino neppure. Hanno speso milioni di euro per giocatori che dopo averli visti 2 volte ti chiedi chi li ha visionati. Trattative infinite su giocatori che poi scelgono altri lidi. Mai una squadra pronta già per il ritiro. Si potrebbe andare avanti a lungo… Leggi il resto »

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