Questo articolo è stato pubblicato con qualche minuto di ritardo dal fischio finale di Pezzuto. Il motivo? Per una partita delicata, forse servono parole calibrate. Delicata? La più importante finora! Sì, forse questa definizione l’abbiamo (la ho, almeno personalmente) già usata in altre occasioni, si pensi a Cremona, alla partita con il Sassuolo, ma il rosso di Marin nel pomeriggio della Cetilar Arena contro la Salernitana tutto aveva lasciato presagire fuorché un successo. E che successo!
Il Pisa di Inzaghi, costretto a giocare per oltre settantacinque minuti (settantacinque!) in inferiorità numerica in seguito a un’ingenuità del suo capitano, e già privo di leader caratteriali e tecnici come Caracciolo e Tramoni, ha raggiunto una vittoria che porta il Sassuolo capolista a -2 (come obiettivo dichiarato da Inzaghi alla vigilia), e ricaccia lo Spezia a cinque lunghezze. E le giornate passate ora sono ventitré. Se con la Carrarese una buona dose di fortuna era arrivata in soccorso ai nerazzurri, questa è volta è stata la tenacia, uno stato atletico sopra il normale (e il pensabile) hanno permesso di vincere la partita, ricacciare i demoni del passato (trasportati fisicamente sul campo con Torregrossa, emblema della delusione del 2022 in finale) e, forse nel modo più goffo, trova il gol. Lo trova Moreo, colui che più di tutti ha raccolto le critiche la stagione scorsa, segnando praticamente a porta vuota, difendendo a tutto campo. Correndo per tutti i compagni. Questa squadra vuole la Serie A, la vuole a tutti i costi.
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