Pisa 9 aprile 1909-9 aprile 2025: la storia continua

Per festeggiare i 116 anni del Pisa un racconto per ricordare gli albori della storia nerazzurra. Buon compleanno vecchio Pisa Sporting Club (Nella foto un manifesto anni Settanta su Il Neroazzurro).

Pisa, 9 aprile 1909

Al tramonto, in una casa vicino a Piazza San Paolo a Ripa d’Arno un manipolo di giovani dopo aver dato qualche calcio a qualcosa di sferico, non necessariamente un vero pallone, iniziano a discutere. Ignari che in quel momento stanno cambiando per sempre la storia sportiva, e non solo, della nostra cittĆ .

 

In Italia il calcio inizia ad appassionare la gente nei primi anni del Novecento, soprattutto al Nord, ma ĆØ ancora lontano dall’essere lo sport nazionale. Ginnastica, ciclismo e scherma e ippica scaldano gli sportivi. A Pisa in particolare si seguono le gesta dei pionieri delle due ruote al velodromo Stampace e ogni domenica ci si mette in ghingheri per andare all’ippodromo di San Rossore. Il pallone inizia a fare capolino sul finire del 1907 con il Pisa Football club da una parte e con la polisportiva forza e coraggio dall’altra che darĆ  vita all’Etruria, che decide di adottare una divisa metĆ  rossa e metĆ  bianca in omaggio ai colori della cittĆ . Senza contare che anche a Porta a Mare c’è una squadra che sta cercando di organizzarsi. Le dinamiche sono semplici e simili a quelle di tante cittĆ  d’Italia.

 

Si gioca ovunque, per strada, nei prati, nelle piazze, una su tutte Piazza d’Armi, nei vicoli. Palla di cencio e giacchetti a terra per delimitare le porte. Proprio come quando si era ragazzi e non si voleva tornare a casa dopo il suono della campanella. SƬ, perchĆ© i nostri eroi che hanno inventato il calcio a Pisa sono davvero dei ragazzini. Ma molto intelligenti e con grandi idee. I ragazzi dell’Etruria si trovano spesso in una vecchia e buia cantina in fondo al giardino di quella casa in Piazza San Paolo a Ripa d’Arno.

 

Quel 9 aprile quei ragazzi guidati da Ferruccio Giovannini e da Enrico Canti fondano il Pisa Sporting Club assieme ad altri 20 soci. Un nome più anglosassone che richiama esplicitamente ai maestri inglesi. Il primo presidente eletto ĆØ proprio Canti che nel 1969Ā  in un’intervista concessa al giornalista Renzo Castelli, pubblicata anche sul libro Pisa olĆ©, confesserĆ  candidamente: “Per forza mi fecero presidente ero l’unico ad avere qualche lira in tasca. Io avevo 16 anni e Giovannini 14. Ci siamo dati quel nome prima ancora di avere un pallone di cuoio. Ancora oggi, quando mi capita di acquistare un paio di scarpe, ne annuso subito la suola perchĆ© quell’odore di cuoio mi dice tante cose”. Giovannini viene nominato segretario, Pergentino Valori cassiere.

 

Il primo acquisto importante loĀ  svelerĆ  anni dopo proprio Ferruccio Giovannini: “Dalla prima palla di cenci si passò ad una più grande di gomma e in primavera avevamo giĆ  il nostro primo palloncino di cuoio acquistato a Livorno poichĆ© a Pisa non li vendevano ancora. Quel pallone ci costò settimane di economie, sacrificando qualsiasi altro divertimento o ghiottoneria. L’incarico dell’acquisto fu dato ad uno dei nostri che studiava a Livorno. Al suo arrivo eravamo tutti alla stazione a ricevere sua maestĆ  il pallone. La sfera ci autorizzò ad assumere delle arie, specialmente di fronte alle brigate di altri ragazzi ancorati sempre alla vecchia palla di stracci”.

 

Si cambia nome e nel 1910 si cambiano anche i colori. Si passa al nerazzurro visto che i nostri intraprendenti giovani guardano anche alle cronache nazionali ea Milano, nel 1908, ĆØ nata, dalla scissione con il Milan, l’Internazionale. Per tutti l’Inter. Campione d’Italia proprio nel 1910.

 

I ragazzi del Pisa Sporting Club con i nuovi colori giocano stabilmente al velodromo Stampace e con i risparmi si comprano le prime divise con i laccetti. Difficile trovare tracce delle prime partite non ufficiali, una sicuramente porta la data del 16 aprile 1910 contro il Porta a Mare vinta per 4-1. L’attivitĆ  però era sporadica, anche perchĆ© i calciatori erano tutti studenti e soprattutto a primavera inoltrata dovevano fare i conti con gli esami.

 

Intanto si fa strada il Pisa Football club che nel 1911 diventa Alfea, perché tanti fantini stranieri quando non corrono al galoppo si dilettano con il calcio. Per diventare grandi però due squadre in una piccola città sembrano decisamente troppe, anche perché si litiga per i campi, per le partite da disputare. Ne rimarrà soltanto una.

 

Il campo dirĆ  chi sarĆ  la squadra degna di rappresentare la cittĆ  di Pisa. La partita della vita va in scena il 28 gennaio 1912. Qualcuno molla lo studio e si concentra sugli allenamenti. Da una parte i granata dell’Alfea, dall’altra i nerazzurri del Pisa Sporting Club. Sulla carta l’Alfea , che indossa una maglia granata, ĆØ favorita.

 

Piove e dopo un rigore sbagliato da MattielloĀ  l’Alfea passa in vantaggio con il Pisa Sporting Club dopo essere andato in svantaggio la ribalta con un gol di Eschini II, futuro nerazzurro. I giocatori del Pisa Sporting club sono esausti e sembrano addirittura sul punto di ritirarsi. Ma Mattiello a quel punto si scatena.

 

” La partita sembrava chiusa – racconta Canti a Castelli. – Mattiello non ci stava ed iniziò ad inveire contro di noi, a offenderci uno per uno. Mattiello era generoso ma anche collerico, ricordo che mi venne vicino. I suoi capelliĀ  rossi erano coperti di fango, aveva gli occhi iniettati di sangue per la rabbia e la fatica. Fu una sferzata al mio orgoglio da capitano. Riorganizzai i compagni al di qua della nostra linea di gioco e l’incontro riprese”.

 

Proprio Mattiello è il più deciso di tutti, ruba palla a Essinger e calcia un tiro che stavolta schizza su una pozzanghera e diventa <come una pietra che schizza e va infilarsi in fondo alla rete>, come spiegherà Canti. Uno a uno. Serve un altro gol. E quel gol arriva a cinque minuti dalla fine con le squadre stremate che un irriducibile Saggini segna il gol vittoria.

 

Il gol che cambia il destino e consegna alla storia il Pisa Sporting club e i suoi colori nerazzurri. Colori che nove anni più tardi sfiorarono il titolo di campione d’Italia. Il tutto grazie a quella sfuriata di Mattiello. Sembra che quella rabbia da parte fosse dovuta al fatto che un giocatore dell’Alfea ronzasse intorno alla sua ragazza. Forse ĆØ anche grazie a lei che siamo diventati nerazzurri per sempre.

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