“La vera forza di questa squadra è il gruppo. Una rosa composta da ragazzi straordinari”. Una frase ripetuta più e più volte da Filippo Inzaghi nel corso della stagione. E sì, è innegabile che la coesione della squadra è stata l’arma del Pisa, ma è anche vero che la promozione in Serie A è arrivata grazie alle prestazioni di alcuni singoli. Su tutti, Matteo Tramoni e Stefano Moreo.
Strade del destino. Entrambi a luglio hanno ritrovato Inzaghi, allenatore che avevano già avuto in passato. Il numero 11 a Brescia, in quella che fu la sua migliore stagione (prima di questa) da un punto di vista realizzativo, il numero 32 al Venezia, in Serie C. Con entrambi il destino non era stato benevolo l’anno precedente. Tramoni è stato quasi l’intero campionato fermo in seguito all’infortunio al ginocchio, Moreo invece, spesso schierato da prima punta e in collisione con il pubblico.
L’allenatore sa che i due devono essere centrali nel suo schema di gioco. Sin da subito, sono stati i trequartisti titolari designati nell’undici titolare. Stesso ruolo, compiti diversi. Tramoni, seppur partendo lontano dalla porta, è il terminale offensivo. Inserimenti, tagli, giocate. Record di marcature oltrepassato, quasi doppiato, e addirittura l’osservazione di assistenti di Luciano Spalletti per conto della Nazionale italiana. “Merita altri palcoscenici” ha dichiarato Inzaghi prima di Pisa-Frosinone.
Moreo, invece, è passato da giocatore incompreso a idolo assoluto. Corre tanto, tantissimo. La sua qualità è indiscutibile. Regista offensivo. Non segna fino a dicembre, poi segna due reti consecutive, una più bella dell’altro: il sinistro al volo a Mantova e il gol di tacco contro il Bari. Con lui in campo, il Pisa gira meglio. Un’annata straordinaria, che lo ha visto anche diventare padre.
Se il Pisa è stato quello che è stato, una macchina pressocchè perfetta, che ha segnato una pagina di storia cittadina, gran merito è anche di questi due calciatori.
Strepitosi! Insieme a Idrissa e al Capitano, hanno messo il turbo al Pisa.