“Era da anni che volevo venire qui”. Quello di Filippo Inzaghi a Pisa è stato un arrivo voluto. Sin da subito l’allenatore, già dalla presentazione del 10 luglio 2024, ha esplicitato la sua gioia, il suo desiderio di sedersi sulla panchina nerazzurra. “Non posso fare promesse, non mi piacciono le chiacchiere, ma voglio far riappassionare la gente di questa squadra”.
Ed è bene non dimenticare che Pisa aveva raccolto Inzaghi. Un ambiente depresso dalla tredicesima posizione in classifica nella stagione precedente. La contestazione del pubblico, dopo un anno che aveva visto problemi per quanto riguarda la gestione dell’Arena, che spesso ha aperto a capienza ridotta e un silenzio stampa lungo mesi. La soluzione? Allenamenti a porte aperte prima del ritiro di Bormio. Eventi su eventi con il pubblico, che hanno raccolto volta dopo volta un seguito sempre maggiore (si pensi all’intasamento di tifosi al centro sportivo Pisanova in occasione dell’incontro con Caracciolo e Calabresi). I risultati, ovviamente, aiutano.
“Voglio giocatori che abbiano la mia stessa voglia di essere qui” disse sempre Inzaghi. Ed è stato accontentato. “Questo gruppo è emozionante” avrebbe dichiarato mesi dopo. Sul campo la mano è tangibile: 3-4-2-1, palla in avanti e aggressione alta. Fiducia. Questa la parola alla base del lavoro del Pisa. Fiducia e consapevolezza. Tranquillità anche dopo i due scontri diretti persi consecutivamente contro Sassuolo e Spezia.
Alla fine, il sogno è stato raggiunto. Un sogno divenuto obiettivo, che diventerà leggenda, mito, storia. Per Inzaghi si tratta della terza promozione in carriera, dopo quella in B con il Venezia e quella in A con il Benevento. Ma questa ha senza dubbio un sapore differente.