Il Pisa è storia: l’ultima voltA

La terza e penultima puntata del racconto dell'ultima stagione in serie A del Pisa. La squadra prova a resistere ma, ancora senza Piovanelli, inizia a perdere colpi. Lucescu viene esonerato.

Il girone di ritorno inizia il 27 gennaio con la più rocambolesca delle partite.

All’Arena c’è lo scontro salvezza con il Bologna che in campionato va decisamente male ma è arrivato ai quarti di finale di Coppa Uefa. Il Pisa è quart’ultimo con 14 punti, il Bologna terz’ultimo con 12. Rispetto all’andata non c’è più Scoglio ma Radice che quanto è rimasto attaccato, almeno fino a quel momento, al treno salvezza. Splende il sole sull’Arena e il Pisa parte alla grande. Colpo di testa vincente di Padovano su cross perfetto di Davide Lucarelli dalla sinistra. Il raddoppio a metà del secondo tempo di Maurizio Neri lanciato in contropiede da Larsen sembra chiudere i giochi.
Ma il Bologna accorcia a sette minuti dalla fine con Turkyilmaz su un rigore concesso da Longhi per un fallo su Cabrini in area nerazzurra. Molto ma molto dubbio.

La partita a quel punto esplode e succede di tutto. Passano tre minuti e Longhi concede un’altro rigore, stavolta al Pisa, per un contatto in area tra il portiere Cusin e Padovano lanciato da Diego Pablo Simeone (nella foto) . Dagli undici metri Padovano si fa respingere il tiro da Cusin. Il Pisa è in apnea e Cabrini lo beffa in mischia segna il definitivo 2-2. L’ultima immagine del pomeriggio sono i nerazzurri a terra con le mani nei capelli. Quel pari inciderà molto sul cammino del Pisa. Anche se in quel momento i nerazzurri non sono più tra le quattro retrocesse ma farebbero lo spareggio con l’Atalanta che si trova a 15 punti come la squadra di Lucescu.
La settimana seguente arriva il gran giorno di Alessandro Calori che segna il gol dell’1-1 a Lecce realizzando una delle reti più belle della giornata. Primo gol del difensore nerazzurro in serie A.  Pisa sempre a braccetto con l’Atalanta a 16 punti. La bagarre è incredibile. Un punto avanti ci sono, a quota 17, Lecce, Fiorentina e Napoli. Queste ultime due nessuno le aveva pronosticate, soprattutto gli azzurri campioni d’Italia in carica, in questa posizione. Il 10 febbraio il Pisa gioca una bella partita al Ferraris contro il Genoa, almeno per un’ora, poi crolla per 4-2. Stesso risultato imposto dalla Sampdoria che adesso è in testa al campionato a pari punti con l’Inter a quota 28.
Padovano è sempre più il protagonista di un Pisa che attende il ritorno di Piovanelli. Va in gol a Genova, la prima rete nerazzurra è di Simeone, e va a segno anche contro il Napoli il 17 febbraio con una vera e propria prodezza. Finta a rientrare e rasoterra sul secondo palo che vale l’1-1 in rimonta. Quel giorno Maradona gioca una delle sue ultime partite in serie A e indossa il numero i9. Lasciando il 10 a Zola. Numero  nove come i gol segnati fin lì da Padovano al primo campionato di serie A. Non male per l’attaccante arrivato dal Cosenza. Capello lungo e numeri di alta scuola. Una delle ultime grandi scommesse vinte da Romeo Anconetani assieme a Simeone e Chamot.
Il Pisa, quart’ultimo a 17 punti assieme al Lecce dopo la quarta di ritorno, sembra resistere ma le cose iniziano a complicarsi dopo la sconfitta per 4-0 nel derby in casa della Fiorentina del 24 febbraio. Un’altra umiliazione dopo il 4-0 dell’andata all’Arena. Anconetani tuona ai microfoni della Domenica sportiva: “Abbiamo giocato malissimo due partite in questo campionato con la Fiorentina. 4-0 in casa e 4-0 qui ma ci è andata bene perché poteva finire 6-0. I fiorentini sono stati brillanti determinati, decisi. I nostri invece erano undici pecore che correvano a brucare l’erba di qua e di la”.
La settimana seguente è tutto un altro Pisa all’Arena contro l’Inter di Trapattoni. Lucescu manda il portiere Simoni in panchina e lancia il giovane Lazzarini. E’ un Pisa schierato bene in campo. Aggressivo ma bravo a non andare all’arrembaggio. Gara gagliarda, generosa. Però arriva un’altra sconfitta. Finisce 1-0 con gol di Berti di testa. Ma il Pisa può rammaricarsi per una rete valida annullata a Larsen.

Il 10 marzo finisce l’avventura a Pisa di Mircea Lucescu dopo la sconfitta per 2-1 a Cagliari con i Sardi che stanno risalendo la china. Romeo esonera l’allenatore romeno. Le idee c’erano, la carriera di Lucescu è stata poi molto importante, ma un po’ la sfortuna e un po’ l’impatto con il calcio italiano che è sempre difficile non lo hanno aiutato. Predicava però il verbo attaccare in un calcio che iniziava a cambiare anche in Italia. Sull’onda del Milan di Sacchi. Forse era troppo presto per le squadre di provincia. Anche se in serie B stava già esplodendo la Zeman mania a Foggia.
La squadra viene affidata a Luca Giannini. Primo collaboratore di Lucescu e soprattutto tecnico della promozione in A. L’esordio è da far tremare i polsi. A Pisa, il 17 marzo 1991, arriva la Sampdoria prima a pari punti assieme all’Inter. Il Pisa blocca i blucerchiati per oltre un’ora. Poi la squadra di Boskov prende il sopravvento nel finale. Segnano Mannini, Vialli e Mancini. Finisce 0-3 e la Sampdoria, per il contemporaneo 0-0 dell’Inter a Parma, è da sola in testa alla classifica. Il Pisa , alla quarta sconfitta di fila, è terz’ultimo con 17 punti. Scavalcato dal Cagliari, che pareggia all’Olimpico con la Lazio,  e a -3 dal Lecce a 20 punti. In quel momento quota salvezza.
(fine terza parte-continua).

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