Pisa, un punto di rabbia e di orgoglio

L'analisi di Milan-Pisa 2-2. C'è rammarico per il sogno sfumato della prima vittoria in campionato ma il Pisa esce più forte dalla sfida del Meazza.

La rabbia e l’orgoglio.
Tornare da Milano arrabbiati per non aver vinto la partita è un segnale positivo.
Il 2-2 contro il Milan capolista è fatto più di rimpianti che di gioia. Segno che la squadra si era costruita il sogno un passo alla volta. Prima restando in piedi dopo aver preso un gol al 7′ su un tiro cross di Leao. Una rete, contestata per fuorigioco come quella del 2-2, che poteva stendere un toro.
A maggior ragione se stiamo parlando di una squadra che arriva da ultima in classifica a giocare in casa della capolista. Con davanti 70mila tifosi rossoneri e senza l’apporto dei quattromila che avevano già comprato il biglietto e si sono visti vietare la trasferta, a due giorni dall’evento, dalla decisione del ministero degli interni che per tre mesi ha bloccato gli esodi nerazzurri. Il punto è anche per loro.
Il Pisa ha dimostrato carattere ma non solo. Prima Albero Gilardino è stato bravo a non far perdere la bussola alla squadra. Che non si è disunita come a Bologna e ha disinnescato un Milan tutt’altro che trascendentale. Il tecnico nerazzurro è risultato incisivo anche con i cambi, mentre Allegri non aveva la panchina Lunga e ha fatto comunque di necessità virtù trovando anche lui un gol di un subentrato.
Tatticamente il tecnico di Biella aveva cambiato molto. Con Touré di nuovo in campo aveva deciso di affidarsi a sinistra a Bonfanti e rilanciare dall’inizio Tramoni in una posizione ibrida tra difesa e centrocampo a sostegno di Nzola e Meister. Il rpimo punto di riferimento, il secondo non pervenuto.
Malgrado la rete di Leao poteva stravolgere i piani il Pisa non si è fatto prendere dal panico. Al netto di un primo tempo dove ha tirato solo due volte e come spesso capita è mancata negli ultimi metri. Con lo stesso Tramoni, ancora una volta sotto tono, che per un periodo è andato a prendere ovunque Modric. Uno che a 40 anni fa ancora la differenza.
La difesa ha tenuto, per un tempo anche con l’altro 40enne Albiol, e chiudere il primo tempo sotto di un solo gol è stato fondamentale. Il Pisa della ripresa è stata tutta un’altra cosa. Non solo cuore e attenzione ma anche incisività. L’ingresso di Cuadrado ha cambiato la partita e non a caso è il colombiano ha scoccare il tiro sul quale De Winter commette fallo e battere con grande freddezza il rigore del pareggio. Tra i fischi di tutto il meazza. Il Milan si risveglia un po’ dopo lo svantaggio.
Il Pisa barcolla, traversa scheggiata da da Leao e due parate di Semper, ma resta in piedi e poi riparte di slancio. Il gol di Nzola, su lancio di Akinsanmiro, tra i migliori, sembra aprire le porte della storia.
Purtroppo arriva il pareggio di Athekame, nuovamente contestato, in un’azione dove però tutta la fase difensiva doveva essere fatta meglio. Lo stesso Semper è troppo lontano dal palo di competenza.
E poteva pure andare peggio. Nel maxi recupero Saelemakers, dopo uno slalom degno di Alberto Tomba, si mangia il gol della vittoria. Un rischio dovuto anche al fatto che il Pisa ha provato a vincerla anche dopo il 2-2.
Uscire arrabbiati, per arbitraggio, contestato anche dal Milan, e punteggio, nonostante il fatto inconfutabile di aver bloccato la capolista è un segnale importante. Questa deve diventare una molla per andare a conquistare, magari già con la Lazio, la prima vittoria in serie A dopo oltre 34 anni.
Quel 12 maggio 1991, vittoria per 1-0 con il Bari con gol di Fiorentini, deve diventare solo un lontano ricordo. Neppure tanto bello perché di lì a poco arrivò la matematica retrocessione e l’inizio di un incantesimo che è stato spezzato solo dalla recente promozione in A.

Proprio la rabbia e l’orgoglio di ieri sera devono servire a tutto il gruppo che questa serie A si deve difendere con le unghie e con i denti. E con una personalità diversa in casa. Cosa che la squadra trova, Bologna a parte, in trasferta. Solo così si potrà colmare il gap tecnico anche con squadre di pari fascia.

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