Il rimpianto di Torino.
Inutile girarci intorno, pareggiare per 2-2 dopo essere stati avanti di due gol fa male. La pillola viene addolcita dalla gestione del secondo tempo quando la squadra è brava a riorganizzarsi e a concedere poco o nulla al Torino che poteva sfruttare l’onda dell’entusiasmo. Il black-out dei sei minuti finali del primo tempo sono la nota stonata di una partita che per quasi quaranta minuti era stata interpretata in maniera perfetta da parte dei nerazzurri. Il Pisa deve lavorare sulla testa e sull’attenzione.
La rivoluzione di Alberto Gilardino ha dato imprevedibilità, sette giocatori diversi rispetto all’undici iniziale con la Lazio, ma ha tolto anche qualche certezza. Nei gol subiti la squadra si abbassa troppo e c’è troppa libertà per chi crossa. In generale la squadra è piazzata male in entrambe le circostanze. Canestrelli poteva fare qualcosa di più sul primo gol, lo anticipa Simeone, gara maiuscola la sua, poi Semper poteva uscire sul cross di Lazaro in occasione del pareggio di Adams. L’attaccante scozzese sullo 0-0 si era visto deviare da Semper un tiro ravvicinato sulla traversa.
Al di là degli errori dei singoli quello che emerge dalla gara di Torino è la conferma che la coperta è corta. La squadra non perde da 4 partite, però non ha ancora vinto. Quando i nerazzurri non sbagliano nulla a livello tattico non riescono a far male sotto porta, vedi i tre 0-0 casalinghi di fila. Viceversa, quando segnano, come fanno in trasferta, ad eccezione di Bologna, finiscono per prendere troppi gol. I numeri sono lampanti: zero gol fatti in casa e appena due subiti; 7 reti in trasferta e 12 reti al passivo. Non può essere un caso.
Ci sono anche le note liete, ci mancherebbe. Quando la squadra non deve fare la partita e può aggredire e ripartire diventa un osso duro per tutti. Lo ha capito il Torino che ha incassato la doppietta di uno strepitoso Moreo nella prima mezz’ora. Il primo gol nasce da un’azione insistita e caparbia della squadra, l’azione che porta al rigore è un contropiede da manuale con Vural, buona la sua prova, steso in area da Casadei.
Come detto anche l’organizzazione del secondo tempo è piaciuta. Aebischer ha dato più equilibrio di Hojholt e la squadra ha limitato al massimo l’azione del Torino che aveva inserito anche Ngonge per aumentare la pressione. Ma tolto un inserimento in area e un tiro al volo sul fondo l’attaccante e i granata non si sono quasi mai resi pericolosi.
Meglio il Pisa che ci provava con Leris, murato da un difensore, e Akinsanmiro, vero uomo ovunque, dalla distanza. L’ingresso di Nzola portava più peso in area, Meister giocava molto spalle alla porta ma negli ultimi metri si è visto poco a parte nell’azione del primo gol, ed era l’angolano a triangolare con Calabresi, buona prestazione, nell’occasione della respinta, non proprio bella a livello stilistico, di Paleari.
Adesso con la Cremonese di Davide Nicola, venerdì sera alle 20,45, servirà un Pisa diverso. Più bravo a fare la partita e più coraggioso anche nelle gare casalinghe.